Carlo Zuccoli

Dopo aver sempre trascorso i mesi di Luglio e di Agosto, per alcuni decenni, in giro per il mondo, mi sto concedendo una settimana scarsa di vacanza su una spiaggia Italiana. Non posso fare a meno di rispondere ad alcune domande che mi sono state rivolte da un amico oltre Oceano in materia di scommesse ippiche in quel Paese, montepremi, etc. Tutto nasce da alcune cifre che il Thoroughbred Daily News, TDN, ha pubblicato l’altro giorno, senza un minimo di approfondimento, ma è tipico di quel giornale quotidiano on – line lasciare i lettori con tanti interrogativi non risolti, per mancanza di cultura nell’argomento scommesse.
Nel mese di Luglio dell’anno 2020 negli Stati Uniti d’America, sulle corse dei cavalli, sono stati scommessi USD $ 1,098,728 (+ 16,63% rispetto allo stesso periodo del 2019).
L’ippodromo di Churchill Downs, dove il 5 Settembre, si correrà il Kentucky Derby, ha annunciato che per quella settimana il montepremi per le corse Maidens sarà di USD $ 97.000, per il resto del Meeting di USD $ 75.000, mentre l’ippodromo di Keeneland, per il suo Meeting di Ottobre doterà quello stesso tipo di corse di un montepremi di USD $ 70.000.
Per il Covid – 19 tutti i vari Casinos che costituiscono, insieme ad alcuni ippodromi, i cosiddetti Racinos sono chiusi: la New York Racing Association, che ha dato in gestione il Casino all’ippodromo di Aqueduct, ha generato e genera centinaia di Milioni l’anno per la pubblica istruzione dello Stato di New York, ma le slot – machines sono programmate in modo “civile”.
Il Kentucky Thoroughbred Development Fund (KTDF) contribuisce al montepremi per le corse di quello Stato con una minima percentuale, il resto è generato dai ricavi di quegli ippodromi con un sistema che è in vigore, da secoli, in tutto il territorio Americano, senza il minimo contributo pubblico.
La situazione è cambiata, dal punto di vista incassi, con il Covid – 19 e la conseguente non presenza del pubblico negli ippodromi.
Cosa succede ora?
Semplice, molto semplice.
La fresca arriva nei “calderoni” degli ippodromi attraverso i vari hubs sparsi per il paese e, per gli ippodromi di Santa Anita, Gulfstream Park, Laurel Park, Pimlico, Golden Gate Fields, Rosecroft (Trotto & Ambio), tutti del Gruppo Stronach, la fresca arriva anche da quanto raccoglie la Società XPressBet, sempre della stessa proprietà, che permette agli scommettitori registrati d’investire denaro sulle corse di tutto il mondo, Italia esclusa, naturalmente, e così è per il sistema della New York Racing Association, proprietaria degli ippodromi di Aqueduct, Belmont Park e Saratoga.
La fresca parte da quegli hubs per arrivare nei “calderoni” di tutto il mondo, facendo massa comune (commingling of pools betting).
Possiamo affermare che il prelievo medio sui vari Totalizzatori dei vari ippodromi Statunitensi è del 20%; gli hubs, i guests, per il segnale TV e per i diritti sulle scommesse, pagano ai vari hosts (ippodromi), tra il 5% e il 7% sul movimento generato, riuscendo a ritornare un rebate alla clientela migliore, più alto per le scommesse esotiche, più basso per le scommesse semplici, nonché a pagarsi comodi dividendi.
Gli ippodromi, hosts, incassano molto meno di quello che incasserebbero se il pubblico fosse ammesso.
Nonostante ciò avete letto i montepremi per la Maidens, ma il numero di riunioni e di corse è diminuito.
Nessuno fa massa comune con l’Italia perché il prelievo medio è del 30,67%: i vari hubs sarebbero molto ben remunerati, ma il churn, il volano, sarebbe praticamente nullo.
Il Totalizzatore Nazionale non può, per legge e/o regolamento, fare massa comune con ippodromi stranieri, ma anche se quelle leggi e /o quei regolamenti fossero aboliti, il sistema non potrebbe stare in piedi.
Se l’Italia pagasse, non dico il 7%, ma il 5% per i diritti TV e scommesse, a un qualsivoglia Totalizzatore sparso per il mondo, resterebbe in “casa” circa il 15% del prelievo sui volumi generati.
Di questo 15% il 42,5%, vale a dire il 6,37% andrebbe alle sale corse, la tassa del 15.70%, vale a dire il 2,35% andrebbe al Mef e quello che rimane, il 6,28% andrebbe al Mipaaft.
Le sale corse, che percepiscono, sul prelievo del Totalizzatore Nazionale, circa il 13% e, nonostante ciò, perdono soldi, incasserebbero soltanto il 6,73% sui volumi generati, dopo aver pagato delle “fortune” le concessioni e ciò non sarebbe possibile, perché contro le regole di quel Bando Europeo.
Mi auguro che leggendo queste note, a tutti i nani e a tutte le ballerine, compreso il nuovo Sottosegretario con delega per l’ippica (ho letto i titoli degli argomenti trattati in un’intervista fatta da qualcuno di Trotto & Turf e sono scappato inorridito: le solite “pirlate” senza il minimo senso, ma la nuova proprietà che ha partecipato al Bando per la gestione della TV, deve tenere “in caldo” i politici del momento e li deve lisciare a puntino), punga vaghezza che con “li sordi de noantri” non si va lontano, con la situazione economica del nostro Paese, che l’ippica deve viaggiare da sola, sulle proprie gambe, e il primo atto della riforma deve essere l’abolizione del Totalizzatore Nazionale.
Ma i nani, le ballerine, e i vari politici, più che “pirlate” non sanno proporre: chi è causa de suo mal pianga sé stesso.
E vogliono promuovere un prodotto “schifoso” con i cavalli iscritti alle corse (anche di Gruppo), da fantasmi, per telefono, senza data certa
Credo che per il Galoppo le cose vadano bene così: basta leggere i risultati delle corse in UK.
Numerosi e svariati proprietari mantengono in allenamento cavalli orridi, anche castroni di varie età, a colpi di £ 30.000 l’anno.
Ciò significa che i soldi escono loro dalle orecchie e si dovrebbero vergognare ad implorare, sempre e comunque, “li sordi de noantri”.
Carlo Zuccoli Da www.nelrossodelluovo.com (07/08/2020 – 16:44)

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