Carlo Zuccoli
LETTERA APERTA AL CAPO DELLA AGENZIA DELE DOGANE
Egregio Signor Capo dell’Agenzia delle Dogane, Le scrivo sperando che Lei commenti questa lettera, che riporta tutte le critiche di coloro che, con un minimo di sale in zucca, investono nei mercati aperti in Italia per le corse dei cavalli sia sulle corse Italiane sia su quelle straniere, Palinsesto Complementare compreso.
Personalizzo per comodità di ragionamento, ma io non sono assolutamente coinvolto, dal momento che su questi mercati non ho investito una Lira / un Euro da oltre vent’anni e non investirò mai, salvo cambiamento totale delle regole e assoluta, completa, DE – STATALIZZAZIONE del sistema.
Domenica 23 Agosto, Ippodromo di Deauville: scommetto € 100, a quota fissa, su un cavallo e al momento dell’off c’è un ritirato: mi aspetto l’applicazione della Tattersalls Regola 4, sia pure in versione “rapinosa” all’Italiana. No way: il bookmaker mi comunica che la Tattersalls Regola 4 si applica solo per le corse del Palinsesto Complementare e la Francia, quel giorno faceva parte del Palinsesto Normale. Io sono stato tenuto all’oscuro di tutto, naturalmente. La mia scommessa è stata regolata al Totalizzatore Nazionale e sono stato “trombato” alla grandissima.
Domenica 23 Agosto, in un altro ippodromo investo € 200 su un cavallo piazzato nei primi tre alla quota di 5/4 on, per voi 1.80. Il mio cavallo arriva secondo, ma per il terzo posto c’è parità tra due altri cavalli. Il bookmaker Italico mi ha applicato una trattenuta di quasi il 50%: qui “lo strozzinaggio” è stato superato e non saprei che termine adoperare per definire la “rapina”.
Lei, Egregio Signor Capo dell’Agenzia delle Dogane, ha a suo tempo introdotto, per i bookmakers Italiani, la tassazione sui profitti lordi, tra l’altro invertendo le aliquote (sono tassati gli utili lordi, non le spese): chi ha meno margini, chi guadagna di meno, paga di più di chi guadagna di più (retails business, sale corse). Norma contro la Costituzione della Repubblica e la progressività delle aliquote. Il dramma è che i bookmakers Italiani offrono quote fisse, ASSOLUTAMENTE IMPROPONIBILI, con scoperture, a dir poco, ridicole e, oltre a ciò, non BANCANO MAI IL FAVORITO ALLA GIUSTA QUOTA.
Cosa succede?
Quando il favorito perde, il bookmaker Italiano non guadagna, perché non ha sufficienti denari in cassa per remunerare gli scommettitori di successo in quella corsa.
I movimenti di scommesse, a quota fissa, sono più che ridicoli, eppure la fresca in giro non manca, manca il banco, questo è il problema. Domenica 23 Agosto, nel Gruppo 1 di Deauville, per le femmine, la favorita, offerta, in UK e in Irlanda, in apertura e per lunga parte del durante, vicino alla pari, da noi oscillava intorno a 1.53.
Cavalla che valeva abbondantemente sopra la pari, soprattutto per la sua genealogia, che non permette di tenere 2000 metri (era arrivata terza in un Gruppo1 su quella distanza, ma a Goodwood, su di una pista facilissima).
Nessuno dei traders nostrani era al corrente di ciò e aveva la sensibilità per operare in quel mercato. Risultato: la cavalla è finita tra le ultime e ha vinto una a 33/1: sicuramente i bookmakers Italiani hanno perso non avendo incassato un Euro (o quasi) sulla favorita.
Quindi nessun guadagno lordo e nessuna tassazione.
Margini: oggigiorno si viaggia intorno al 15%, quando i margini ci sono. Nel Regno Unito i bookmakers locali pagano il 15% di GPT, cioè il 2,25%, che va nelle casse del Ministero delle Finanze, poi pagano un altro GPT del 10%, cioè l’1,5%, che va nelle casse dell’ippica (levy) per l’uso dei dati.
I movimenti in quel paese sono enormi e i margini, quando ci sono, vanno di conseguenza. In Italia i bookmakers locali pagano un’imposta sola che viaggia intorno al 6,5% e che va nelle casse del Ministro delle Finanze.
Nulla nelle casse dell’ippica. In Gran Bretagna i bookmakers, pur pagando due GPT, in totale non superano il 3,75%, in Italia, con una GPT unica, i bookmakers pagano circa il 6,5% e nulla va nelle casse dell’ippica. I movimenti sono talmente ridicoli, per ASSSOLUTA, TOTALE VOLONTA’, degli stessi bookmakers, che anche nelle casse del Mef vanno solo bruscolini e in quelle dell’ippica non va nemmeno uno di quei bruscolini. Egregio Signor Capo dell’Agenzia delle Dogane, non sarebbe meglio eliminare le scommesse ippiche a quota fissa?
Non servono a nulla per l’ippica e non servono a nulla per i bookmakers perché non guadagnano un Euro, causa incapacità a gestire la pratica.
L’altra soluzione è la DE – STATALIZZAZIONE, ma il problema resterebbe, perché nessuno, ripeto nessuno e, ripeto ancora, nessuno è acculturato a sufficienza, per gestire quei mercati in maniera decorosa. Ecco perché l’ippica in Italia chiuderà anche per i risultati dei cavalli che corrono (al Galoppo).
Gli Italiani sono stanchi di finanziare con “li sordi loro” questa ippica e, in genere, l’ippica.
Prima di finire le racconto l’ultima invenzione dei bookmakers Italiani. Invento i fatti, ma sono la pura, sacrosanta, realtà. Per fare il libro nella corsa 2, cioè finalmente per non fare il libro dei bookmakers Inglesi, ma per fare il mio libro, all’ippodromo X, in UK, io bookmaker Italico (da investitore sono diventato layer per l’occasione) dovrei offrire la favorita a 1.5.
Poiché sugli exchanges (vietati per gli Italiani, che ci guazzano lo stesso perché nell’era d’Internet e della globalizzazione non si blocca nulla, e poi ci sono i brokers, quelli vietati in Italia) quella favorita è scambiata a 1.41, io caro Signor Rossi, i tuoi € 500 li rifiuto perché poi vai a fare hedging, copertura, su Betfair. Si ricorda di quel tale che per fargliela alla moglie si tagliava le p…e?
La stessa identica cosa, con una enorme differenza: vado contro gli interessi della Società per la quale lavoro e vado contro gli interessi dell’ippica.
So what? Nessuno controlla, anche perché per controllare bisogna conoscere ippodromi, terreni, cavalli, genealogie, allenatori, fantini, annessi e connessi.
E chi studia 24/07? Nessuno.
Viva.
Distinti saluti.
Carlo Zuccoli (carlozu43@gmail.com)

P. S. Come Lei sa i bookmakers Italiani non possono fare operazioni di hedging e nemmeno le possono fare gli investitori su quei mercati.
Non esistono i brokers, perché sono vietati, e così, oltre che per i motivi di cui sopra, i soldi vanno all’estero per comodità, per sottrarsi alle “rapine” e per la presenza di brokers, in massima parte on – line.
Forse la Sua Agenzia ha intenzione di bloccare tutti i contratti derivati che si usano in Borsa?
I due mercati, quello mobiliare e quello delle scommesse ippiche, a quota fissa, sono la stessa, identica, cosa, ripeto, la stessa, identica cosa e lo ripeto ancora, la stessa identica, cosa. Mi faccia cortesemente sapere.
C. Z.
Da www.nelrossodelluovo.com(23/08/2020 – 20:27)

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